Progetto Teatro Galli

opera: Claudio Ballestracci
drammaturgia: Lorella Barlaam
fotografie: Nicoletta Casali e Cinzia Domizi


Obiettivo: esasperare il concetto di biodiversitĂ  all’interno di luoghi dove è assente da tempo ogni attivitĂ  umana.

Il Teatro Galli, “momenta- neamente” in disuso, è divenuto rifugio delle diversitĂ  di erbe spontanee e quindi riserva per un ecosistema cresciuto spontaneamente; la palestra annessa, un passato “visibile”. Per esasperare il pensiero di bio diversitĂ , assieme alla flora spontanea, la fauna è cresciuta a dismisura sottoforma di animali di grossa taglia…elefanti, gorilla, leoni, tigri, ma anche lupi, uccelli tropicali…

Così, poco a poco, il Galli è diventato, in pieno centro della Città, un luogo inaccessibile, “chiuso”, selvatico, un po’ inquietante. Nel medioevo, per indicare l’Africa nelle carte geografiche, nello spazio vergine di segni, ancora ignoto e spaventoso si scriveva “Hic sunt leones”, qui stanno i leoni.

Da qui può nascere il favoloso bestiario che il Galli ci fa ipotizzare, la giungla che si ascolterà dall’esterno.

L’installazione sonora che ripercorre ciò che sin qui abbiamo raccontato dovrebbe incrociare la “biodiversità” del Teatro di cui sopra, il ruggito dei “leoni” che adesso contiene nell’immaginario della cittĂ  e l’epifania delle Voci. Come se: i lavori che cominciano per il restauro liberassero anche i suoni e parole e note che nella pancia del teatro sono rimaste imprigionate. Gli acuti dei cantanti. Le “arie” dalle opere rappresentate. Il movimento largo dell’accordare gli strumenti prima dei concerto. Il brusio del pubblico nel foyer. Gli applausi e i fischi dopo lo spettacolo. Lo scoppio lacerante delle bombe. Vetri che vanno in frantumi. I tonfi del pallone della palestra. I versi degli animali che l’hanno colonizzato. Il fruscio delle piante in crescita. Lo sgocciolare dell’acqua dalle grondaie. Lo sgretolarsi degli intonaci… sunt lacrimae rerum.

Alcune immagini del Teatro Galli, com’è, dov’è:
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